Le composizioni si sviluppano grazie a giustapposizioni elettroniche ottenute con processing di suoni campionati dal suo violino e altre fonti concrete (vedi l’opener Diva), con l’ausilio di sporadiche partiture per piano à la Eno (Schengen Memories), con l’utilizzo di un coro che si riallaccia alla musica medioevale (la trilogia Officium) o anche grazie ad un vocoder che ricorda la produzione più meditabonda degli AIR (NOVA, la traccia più electro del lotto).
A proposito di Brian Eno, Schengen richiama in più punti il suo ultimo lavoro (The ship) sia per un concept che si interfaccia naturalmente con l’acqua e il rapporto che da sempre l’uomo ha con essa, sia per il portato generale di opera che conserva alcuni gradi di mistero, slegata com’è da una qualsivoglia analisi documentaristica o cronologica. È un modo indiretto, in una parola ambientale, per suonare musica che esprima l’umore del proprio tempo senza doverne raccontare fatti o persone.
Disco affatto difficile all’ascolto e per sviluppo delle trame, questo di Bajardi, eppure un lavoro che siamo invitati ad ascoltare più volte per poterne apprezzare le sfumature o, semplicemente, valorizzarne alcuni momenti, come ad esempio la take più electro del lotto, Opulence. (fonte Sentire Ascoltare 2016. http://sentireascoltare.com/recensioni/bjm-mario-bajardi-schengen/)La musica di BJM, si compone di un ricco sound design e di elettronica più classicheggiante, rimandi alla contemporanea, echi psichedelici e ambient.
Bajardi si serve dell’esperienza con la software house americana 8Dio ed in precedenza per Twisted Tools per arricchire la palette di suoni processati che risulta preziosissima nel conferire alle tracce un carattere fortemente identitario.
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